Michele Campana

Michele Campana(Modigliana, Forlì, 1885 – Firenze, 1968), poeta, conosce in collegio il suo coetaneo Dino Campana di cui non è parente stretto ma con il quale condivide lo stesso ceppo marradese. Trasferitosi a Firenze dove il padre apre una trattoria, continua a studiare da autodidatta ed è proprio ai tavoli della trattoria che conosce Mario Ferrigni, direttore del quotidiano democratico fiorentino “Il Nuovo giornale”, che gli offre un posto, prima come collaboratore poi come redattore. Comincia da questo momento un’intensa attività giornalistica presso numerose testate – “Il giornale del commercio”, La Toscana”, “Fantastica”, “L’Arena”, “Il popolo d’Italia”, “Corriere della Sera”, “La stampa”, “Corriere padano” - e una copiosa produzione narrativa e lirica: “Rime giovanili” (1904), “In paganìa” (1911), “Un anno sul Pasubio” (1916), “Perché ho ucciso?” (1916), “Creature” (1927), “In Romagna” (1931), “La musicalità della lingua italiana” (1934), “Il figlio dell’eroe” (1938), “Sotto il sole di Rimini” (1939), “Motivi” (1934) e “Altri motivi” (1939). Dopo la caduta del fascismo, al quale aderisce fin dagli esordi, deve accettare l’ospitalità di parenti e vivere modestamente fino a che, nel 1948, gli viene offerto il posto di capo cronista de “Il Tirreno” e può così riprendere l’attività giornalistica. Negli anni sessanta escono nuove opere letterarie, soprattutto poetiche: “Gioia di lotte” (1955), “Tre squilli” (1959), “Salire” (1960), “Fiamma dall’ombre” (1962), “Marameo con dieci dita” (1961).

 


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