Fondazione Primo Conti Onlus
L'Archivio
ELENCO COMPLETO

Fernando Agnoletti

(Firenze, 1875 - ivi, 1933), scrittore, dopo la laurea in lettere si trasferisce in Scozia, a Glasgow, come lettore di italiano e là fonda il comitato “Dante Alighieri”, il primo sorto in Gran Bretagna. Rientrato a Firenze nel 1910, collabora a “La Voce” e a “Lacerba” con accesi articoli interventisti e compone l’inno “Trento e Trieste” che diventa ben presto il canto di battaglia dei soldati italiani. In seguito, aderisce ai Fasci rivoluzionari d’azione interventistica insieme a Settimelli, Marinetti, Gonnelli, Lega, Carli, Rosai. E’ vicino anche a Papini, Soffici, Palzzeschi e Tommei con i quali si ritrova al caffè “Le Giubbe Rosse”. Dopo la prima guerra mondiale, alla quale partecipa come volontario, riprende la sua attività letteraria  e collabora a molte testate fra cui “L’Impero”, “Solaria”, “Il Bargello”, “Il Selvaggio”, “L’Universale”. Con Primo Conti fa parte della redazione della rivista “L’Enciclopedia”. Il suo nome di scrittore rimane legato a due opere “Dal giardino all’Isonzo” che, uscito nel 1917 fu ripubblicato dal figlio Braccio nel 1937 e “Il Bordone della poesia” che fu dato alle stampe nel 1930.

Il Fondo Fernando Agnoletti è composto da due nuclei documentali, separati e distinti, perché giunti all’Archivio della Fondazione in momenti diversi, il primo donato nel 1984, il secondo nel 2001. Si è recentemente concluso il lavoro di catalogazione informatizzata che ha uniformato in un unico corpus le carte. Naturalmente nella singola scheda è data opportuna segnalazione del nucleo originario di appartenenza.

Il Fondo si divide nelle seguenti sezioni: Corrispondenza, che raccoglie lettere inviate ad Agnoletti da corrispondenti di spicco quali Rosai, Negri, Duse, Sarfatti, Ricci, Soffici, Stuparich, Aleramo e un nucleo di lettere a carattere privato di Agnoletti e di altri inviate a familiari e amici; Manoscritti, divisi in manoscritti di Agnoletti, soprattutto bozze di articoli e saggi e manoscritti di altri, tra cui si segnala la poesia di Sibilla Aleramo “Un Maggio” datata 1920; Fototeca, che contiene alcuni ritratti di Agnoletti in diverse fasi della vita; Varie, che raccoglie alcuni ritagli stampa e tredici manifesti futuristi originale, opportunamente restaurati; Periodici, una raccolta di testate degli anni venti tra cui “La riscossa latina”, pubblicato durante il soggiorno di Agnoletti a Glasgow; Biblioteca, che annovera le due opere di Agnoletti “Dal giardino all’Isonzo” (nell’edizione del 1917 e nella ristampa  a cura di B.Agnoletti del 1937) e “Il bordone della poesia” (1930), la raccolta di poesie di A.Negri, “Il libro di Mara”, (1919), con dedica e A.Vergelli, Castello in aria. Carteggio inedito Agnoletti-Pascoli, 1985

Augusta Auriti

Amica e confidente dello scrittore, critico musicale e giornalista Augusto Hermet (Trieste, 1889 - Firenze, 1954), nel 1985 ha donato a Primo Conti le carte da lei raccolte che documentano la sua lunga amicizia con lo scrittore. Il Fondo Augusta Auriti è diviso nelle seguenti sezioni: Corrispondenza, che raccoglie le lettere inviate da Hermet a Augusta Auriti e un piccolo nucleo di lettere di quest’ultima in risposta; Manoscritti, in cui sono confluiti gli autografi di Augusta Auriti e, molto più numerosi, quelli di Hermet; Varie, in cui sono confluiti opuscoli, disegni, documenti personali riguardanti Augusto Hermet.

Francesco Balilla Pratella

(Lugo, Ravenna, 1880 – Ravenna 1955), compositore e musicologo, allievo di Mascagni, nel 1910 aderisce al Futurismo redigendone i manifesti musicali. Dello stesso anno è, infatti,  il “Manifesto dei musicisti futuristi” a cui seguiranno il “Manifesto tecnico della musica futurista” (1911) e “Distruzione della quadratura” (1912). Collabora con la rivista fiorentina “Lacerba” dove pubblica nel 1914 il testo musicale “L’aviatore Dro, op.33” e l’articolo “Gl’intonarumori nell’orchestra” che rappresenta la sua adesione al manifesto di Russolo “L’arte dei rumori”. Interventista convinto, compone negli anni bellici “Inno alla vittoria, op.29” e il “Trio, op.28”. Nel 1918 collabora con il quotidiano bolognese “Il Resto del Carlino” e dal 1919 al 1921 al “Popolo d’Italia”, su invito personale di Mussolini. Compone gli intermezzi musicali del dramma di Marinetti “Il tamburo di fuoco” e dal 1923 al 1927 compone le sue opere più felici “Ninna nanna di bambole, op.44”, “Dono primaverile, op.48”, “Il fabbricatore di Dio, op.46”, “Popolaresca”, composta per gli spettacoli del Teatro della Pantomima futurista. In questi stessi anni non tralascia l’attività di saggista per molti periodici culturali, tra cui il “Pensiero musicale” di Bologna, di cui assumerà la direzione. Significativa la sua attività di etnografo e raccoglitore di canti romagnoli che si inserisce nell’ambito della generale riscoperta del patrimonio musicale nazionale, in linea con l’ascesa del fascismo. Nonostante il male incurabile che lo porterà alla morte, riesce ad ultimare l’“Autobiografia” che sarà pubblicata postuma, a Milano, nel 1971.

Il Fondo Francesco Balilla Pratella si divide nelle seguenti sezioni: Corrispondenza, senz’altro la sezione più cospicua, che raccoglie le lettere indirizzate a Pratella da numerosi corrispondenti fra i quali Bacchelli, Balla, Bastianelli, Boccioni, Bragaglia, Broglio, Cangiullo, Corradini, De Pisis, Farfa, Fillia, Marinetti, Mazza, Missiroli, Mussolini Benito e Arnaldo, Palazzeschi, Pizzetti, Settimelli, Viani; Manoscritti, che registra la presenza di due dattiloscritti a firma di Remo Chiti e Emilio Settimelli; Rassegna Stampa, che conserva gli articoli tratti da quotidiani e riviste sull’opera di Pratella, da quest’ultimo riuniti e sistemati in quaderni variamente titolati (“Pro memoria”, “Articoli sul Futurismo”, “Pro musicisti futuristi”); Periodici, con varie testate fra le quali si ricorda “Comoedia”, “L’osservatore”, “La fiera letteraria”, “Stile futurista”, “Noi”; Materiale a stampa, che raccoglie bozze, fogli sparsi, fotocopie di lettere presenti in originale nella sezione Corrispondenza; Biblioteca, una raccolta di prime edizioni legate al futurismo, spesso con dedica.

Luigi Bandini

(Marradi, Firenze, 1892 – Firenze, 1952), professore di storia e filosofia nei licei di Messina e di Formia, poi, per motivi di salute, bibliotecario alla Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele II di Roma, è amico del poeta Dino Campana. E’ grazie al suo sostegno economico che Campana può pubblicare la prima edizione dei “Canti orfici” (1914).  

Il Fondo Luigi Bandini si divide nelle seguenti sezioni: Corrispondenza, che conserva due lettere indirizzate a Bandini da Campana con, in allegato, gli autografi campaniani de “La Chimera”, “Giardino autunnale (Firenze)”, “La speranza” (sul torrente notturno)”, “L’invetriata”, “Il canto della tenebra” (tono minore)”, “La sera di fiera”, “La petite promenade d’un poète”, e due lettere di Giovanni Campana a Bandini; Varie, in cui sono confluite una scrittura privata tra Dino Campana e Bruno Ravagli per la stampa dei “Canti orfici” di pugno del poeta e la ricevuta rilasciata da Ravagli a Bandini relativa al versamento di 110 lire per la stampa dei “Canti orfici”.

Bino Binazzi

(Figline Valdarno, Arezzo, 1878 – Prato, 1930), poeta e prosatore, frequenta il liceo ad Arezzo ed avvia gli studi superiori a Firenza ma, a causa delle difficoltà finaziarie della famiglia, prosegue come autodidatta. Insegna presso vari collegi e scrive i primi libri di versi (“Eptacordo”, 1907, “Canti sereni”, 1909, “Turbini primaverili”, 1910, “Oltre il dolore”, 1911). Abbandonato l’insegnamento, si dedica all’attività giornalistica prima come redattore del fiorentino “Fieramosca” poi del “Giornale del mattino” di Bologna su cui si farà portavoce dell’interventismo allineandosi con le posizioni del gruppo futurista fiorentino. Diviene amico di Palazzeschi, Papini e Soffici sposando del futurismo gli aspetti meno retorici e altisonanti a tutto vantaggio di una rinnovata capacità di immergersi nel tempo a lui contemporaneo. Nel 1916, a Bologna, fonda con Francesco Meriano la rivista “La Brigata” dove appaiono i versi che saranno poi raccolti ne “La via della ricchezza”, la sua opera più significativa, pubblicata da Vallecchi nel 1919. Il fascismo lo vede in un primo momento tra i suoi seguaci ma l’uccisione di Matteotti (1924) lo allontana dall’ideologia imperante e lo consegna ad un isolamento culturale accentuato anche da una serie di disgrazie familiari. Dopo la morte la sua produzione poetica viene raccolta nel volume “Poesie” (1934) con un’introduzione di Soffici. Postuma è anche la raccolta dei saggi, “Antiche, moderni e altro” (1941).

Il Fondo Bino Binazzi è diviso nelle seguenti sezioni: Corrispondenza, che raccoglie lettere inviate a Binazzi da vari corrispondenti fra i quali si ricordano Soffici, Papini, Carrà, Viani, Svevo, Rosai, Saba, Raimondi, Prezzolini, Meriano, Maccari, Campana, De Chirico, Aleramo, De Pisis; Manoscritti, riconducibili per la maggior parte ai testi poetici di Binazzi confluiti nelle varie raccolte, compresi alcuni inediti e alla stesura di prose di vario genere (novelle, saggi, recensioni); Biblioteca, una raccolta di volumi legati al futurismo, per lo più prime edizioni tra le quali si segnalano diversi volumi di Soffici (“Arthur Rimbaud”, Quaderni della Voce, 1911; “Arlecchino”, Edizioni di Lacerba, 1914; “Giornale di bordo”, Libreria della Voce, 1918; “Primi principi di un’estetica futurista”, Vallecchi, 1920; “Medardo Rosso”, Vallecchi, 1929); Periodici, con “La rivista letteraria”, Roma, Serie I, vol.2 (maggio 1920); Varie, che raccoglie materiale a stampa di diverso genere (ritagli, bozze, articoli, pubblicità).

Michele Campana

(Modigliana, Forlì, 1885 – Firenze, 1968), poeta, conosce in collegio il suo coetaneo Dino Campana di cui non è parente stretto ma con il quale condivide lo stesso ceppo marradese. Trasferitosi a Firenze dove il padre apre una trattoria, continua a studiare da autodidatta ed è proprio ai tavoli della trattoria che conosce Mario Ferrigni, direttore del quotidiano democratico fiorentino “Il Nuovo giornale”, che gli offre un posto, prima come collaboratore poi come redattore. Comincia da questo momento un’intensa attività giornalistica presso numerose testate – “Il giornale del commercio”, La Toscana”, “Fantastica”, “L’Arena”, “Il popolo d’Italia”, “Corriere della Sera”, “La stampa”, “Corriere padano” - e una copiosa produzione narrativa e lirica: “Rime giovanili” (1904), “In paganìa” (1911), “Un anno sul Pasubio” (1916), “Perché ho ucciso?” (1916), “Creature” (1927), “In Romagna” (1931), “La musicalità della lingua italiana” (1934), “Il figlio dell’eroe” (1938), “Sotto il sole di Rimini” (1939), “Motivi” (1934) e “Altri motivi” (1939). Dopo la caduta del fascismo, al quale aderisce fin dagli esordi, deve accettare l’ospitalità di parenti e vivere modestamente fino a che, nel 1948, gli viene offerto il posto di capo cronista de “Il Tirreno” e può così riprendere l’attività giornalistica. Negli anni sessanta escono nuove opere letterarie, soprattutto poetiche: “Gioia di lotte” (1955), “Tre squilli” (1959), “Salire” (1960), “Fiamma dall’ombre” (1962), “Marameo con dieci dita” (1961).

Il Fondo Michele Campana, composto per la maggior parte da corrispondenza e da manoscritti autografi, non è ordinato e, pertanto, non è consultabile.

Francesco Cangiullo

(Napoli, 1884 – Livorno, 1977), artista poliedrico e dalla formazione autodidatta, acquisisce presto una sicura padronanza nel disegno e nella composizione di parole e musica per canzoni napoletane. Nel 1906 pubblica il fascicolo “Piedigrotta Cangiullo” (Napoli, Tipolitografia Elia) e raccoglie in un taccuino una serie di poesie in vernacolo dal titolo “Verde nuovo” (il documento è conservato nell’Archivio della Fondazione). Nel 1910 legge per la prima volta un manifesto futurista e ne resta folgorato. Entrato ufficialmente nel movimento due anni dopo, collabora alle riviste futuriste e nel 1916 pubblica “Piedigrotta. Parole in libertà”. Prende parte alla stagione del teatro sintetico e tra il 1921 e il 1923 dà il contributo più significativo al futurismo con la teorizzazione, l’organizzazione e la gestione del “Teatro della sorpresa”, ideato insieme con Marinetti a Napoli. Il fallimento dell’impresa, destinata a rifondare totalmente i paradigmi del teatro tradizionale, determina la rottura con il movimento. Nel 1924 Cangiullo esce dal Futurismo. Nel 1930 pubblica “Le serate futuriste” a cui seguono molte altre opere narrative e poetiche che testimoniano l’inizio della stagione delle memorie.

Il Fondo Francesco Cangiullo si divide nelle seguenti sezioni: Corrispondenza, che raccoglie lettere indirizzate a Cangiullo da vari mittenti, fra i quali Balla, Govoni, Marinetti, Papini, Soffici, Vallecchi, il carteggio Marinetti-Cangiullo, parzialmente in copia fotostatica e un piccolo nucleo di lettere di Cangiullo a vari destinatari fra i quali si ricorda Palazzeschi; Manoscritti, che raccoglie testi letterari, soggetti cinematografici, il taccuino di prove poetiche “Verde nuovo”, alcuni spartiti e numerose pagine sciolte di vario genere (ricordi, racconti, saggi, articoli); Fototeca, che conserva 44 fotografie, per lo più ritratti di Cangiullo da giovane e in età matura; Rassegna Stampa, una raccolta di articoli di Cangiullo dal 1916 ai primi anni ’60 e una serie di articoli su Cangiullo di diverse annate (dal 1950 agli anni ’70); Periodici, fra cui si segnala il numero unico di “Arte futurista italiana 1909-1929”, a cura di Pippo Rizzo; Varie, dove sono raccolte bozze di stampa, appunti, depliants, inviti, cedole di commissione libraria, cataloghi di esposizioni di Cangiullo e pubblicazioni a lui dedicate; Biblioteca con le opere di Cangiullo “Serate futuriste”, “Piedigrotta” e “Poesia pentagrammata” e alcuni volumi con dediche di Soffici, Marinetti e Palazzeschi.

Alberto Carocci

(Firenze, 1904 – Roma, 1972), scrittore e organizzatore culturale, fonda nel 1926 “Solaria”, “rivista mensile di arte e idee sull’arte” che si impone subito nel panorama culturale italiano per l’apertura verso le voci letterarie europee (Proust, Joyce, Gide, Valèry), la lungimiranza verso autori esordienti ma destinati ad un grande avvenire (Gadda, Vittorini, Quarantotti Gambini, Bonsanti, Loria), la rivalutazione critica di autori quali Tozzi e Saba. Sulle pagine della rivista e nelle edizioni che ne portano il nome, Carocci pubblica le sue prime prove letterarie, “Narcisso” (1926) e “Il paradiso perduto” (1929). Nel 1936 “Solaria” conclude la sua stagione  e Carocci, con Gino Ca’Zorzi, fonda “La riforma letteraria” che però ha vita breve, concludendosi nel luglio 1938. Nel 1941, con Gino Ramat, Carocci fonda un nuovo periodico “Argomenti”, dal netto carattere antifascista, elemento che ne segnerà la fine dopo soli nove numeri. Nel 1942 si trasferisce a Roma dove la sua opposizione al fascismo diventa resistenza attiva attraverso la collaborazione all’organo del Partito d’Azione “Italia libera”. Dopo la liberazione, Carocci pensa ad un nuovo periodico, una “rivista di idee” e di letteratura che nascerà nel 1953, con l’apporto di Moravia, e che già dal titolo, “Nuovi argomenti”, si propone come un’ideale continuazione di quella che l’aveva preceduta. Si impegna nella politica attiva e nel 1963 viene eletto deputato. Colpito da una grave malattia, trascorre gli ultimi anni di vita in un’assoluta immobilità. Nel 1969, dopo una vicenda editoriale di oltre trent’anni, esce nell’indifferenza generale il suo unico romanzo “Un ballo dagli Angrisoni”.

Il Fondo Alberto Carocci si divide nelle seguenti sezioni: Corrispondenza, che costituisce la quasi totalità del materiale del fondo, che raccoglie i circa 5.000 pezzi, tra lettere, cartoline, biglietti, telegrammi, inviati a Carocci da personalità di spicco della cultura italiana novecentesca quali Bacchelli, Baldini, Bemporad, Benco, Bompiani, Bonsanti, Borgese, Bottai, Calamandrei, Colacicchi, Comisso, Contini, De Benedetti, Einaudi, Evola, Ferrata, Ferrero, Franchi, Gadda, Grande, Gromo, Guarnieri, Lanza, Loria, Montale, Moravia, Morovich, Noventa (Gino Ca’Zorzi), Pavese, Pavolini, Prezzolini, Quarantotto Gambini, Raimondi, Saba, Silipo, Solmi, Stuparich, Tecchi, Terracini,  solo per citarne alcuni; in questa sezione si trovano anche le minute, per lo più dattiloscritte, che Carocci ha diligentemente conservato e che consentono la ricostruzione di interi carteggi come, ad esempio, quello con De Benedetti, Einaudi, Ferrara, Ferrero, Gadda, Morovich, Noventa, Tecchi, Pavese, Tecchi, Terracini; Manoscritti, che conserva progetti e pagine sparse riconducibili alla produzione letteraria di Carocci e il dattiloscritto inedito “Sergio Donati”; Varie, in cui è confluito il materiale amministrativo attinente alla gestione delle riviste fondate da Carocci, per la maggior parte riferibile a “Solaria” e quello relativo alla sua professione di avvocato; Periodici, con le annate 1926-1933 di “Solaria” rilegate in otto volumi.

Primo Conti

(Firenze, 1900 - ivi, 1988), artista e scrittore, dipinge a soli undici anni il suo primo quadro, un  autoritratto su cartoncino; a tredici compone l’opera musicale “Romanza per violino e pianoforte” e in occasione della mostra futurista organizzata da “Lacerba” nel 1913, conosce Soffici, Marinetti, Palazzeschi e Papini. Quest’ultimo gli regala una cartolina con dedica “Al più giovane e intelligente visitatore dell’Esposizione futurista”. Nel 1917 costituisce con Baldessari, Ginna, Lega, Venna, i fratelli Nannetti, Spina e Rosai, il gruppo futurista fiorentino. Tra il 1917 e il 1921 pubblica una raccolta di prose poetiche “Imbottigliature” ed entra in contatto con i maggiori esponenti delle avanguardie, tra cui Picasso. Fonda con Corrado Pavolini la rivista “Il Centone” (1919) alla quale collaborano Rosai e Lega, e l”Enciclopedia”, una rivista satirica in formato tascabile considerata un raro esempio di dada italiano. Nel 1920 pubblica “La fanfara del costruttore” e partecipa alle principali rassegne futuriste in Italia e all’estero. Nel 1928 contribuisce con Leonida Rèpaci alla fondazione del Premio Viareggio e dal 1935 al 1939 collabora con il Maggio Musicale Fiorentino creando scenografie, bozzetti e costumi. Nel 1941 è titolare della cattedra di pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze dove espone con De Chirico. Nel 1962 a Palazzo Strozzi viene organizzata una mostra per celebrare i cinquant’anni della sua pittura e nel 1980 nella Sala Bianca di Palazzo Pitti gli viene dedicata un’imponente rassegna. Nello stesso anno nasce la Fondazione che porta il suo nome, vede la luce il libro “Vecchia bicicletta nuova” e nel 1983 “La gola del merlo”, la sua autobiografia sotto forma di intervista rilasciata a Gabriel Cacho Millet.  

L’Archivio Primo Conti, dichiarato di notevole interesse storico a norma dell’art.36 del D.P.R. 30.11.63, è stato acquistato dalla Fondazione nel 1985. Il materiale archivistico che lo compone, circa 25.000 pezzi tra lettere, manoscritti, disegni, fotografie, libri, periodici, è stato raccolto scrupolosamente dall’artista durante tutta la sua vita, a cominciare dal 1911 fino all’anno della sua morte, 1988.
L’archivio è stato diviso, durante gli ordinamenti che si sono succeduti nel corso degli anni, nelle seguenti sezioni.
La sezione Corrispondenza, composta di circa 13.000 unità attribuibili a più di 2000 mittenti, raccoglie lettere, cartoline, biglietti inviati a Conti a partire dagli anni dieci da numerosi corrispondenti che ricordiamo qui solo parzialmente: Balla, Bigongiari, Bonsanti, Bontempelli, Bueno, Cangiullo, Carrà, Costetti, De Chirico, De Pisis, Dottori, Falqui, Lega, Lisi, Loria, Marinetti, Nannetti, Negri, Nomellini, Notte, Ojetti, Palazzeschi, Papini, Pavolini, Pea, Pratella, Ragghianti, Raimondi, Russolo, Sanminiatelli, Soffici, Vallecchi. Molti sono, inoltre, i corrispondenti per i quali è possibile ricostruire l’intero carteggio, in quanto Conti ha conservato le sue minute. Per citarne soltanto alcuni, i carteggi con Abba, Aleramo, Bacchelli, Bonsanti, Carrà, De Chirico, Marinetti, Palazzeschi, Pavolini, Prezzolini, Papini, Rosai, Oietti, Moretti, Nannetti, Notte, Meriano.
La sezione Manoscritti, nella quale sono confluiti tutti gli autografi di Conti a partire dai quaderni redatti negli anni dell’infanzia e dell’adolescenza (la prima data certa è 1905), i taccuini, i quaderni, le agende che annotano pensieri, poesie, progetti, fino alle varie stesure delle opere letterarie e i numerosi scritti sull’arte, la musica, il teatro, la religione, la filosofia. A questa sezione si affianca quella che raccoglie i manoscritti di altri autori che hanno dedicato a Conti i loro scritti (Argan, Colacicchi, Romanelli, Venturoli) e i testi inviati all’artista probabilmente per averne un parere.
La sezione Fototeca, divisa in Fototeca Vita e Amici e Fototeca opere, raccoglie un ricco ed importante patrimonio iconografico che costituisce una storia per immagini del novecento italiano, con particolare rilevanza culturale attribuibile al materiale del primo cinquantennio del secolo. Attraverso la raccolta delle foto della vita e dei compagni di strada di Conti e la collezione delle riproduzioni delle sue opere, si delinea la vicenda delle avanguardie restituita ai volti dei suoi protagonisti (Marinetti, Palazzeschi, Papini, Soffici, Russolo, Balla, Carrà, De Chirico, solo per citare i più noti) e al loro contributo in termini di produzione artistica. Della Fototeca opere fanno parte, oltre la produzione pittorica, i disegni, gli acquarelli, i mosaici, le sculture, le ceramiche realizzate da Conti. 
La Sezione Biblioteca accoglie la collezione privata del Maestro che conta più di mille volumi, per lo più afferenti al Futurismo e, più generalmente, al periodo delle Avanguardie. Numerose sono le prime edizioni riconducibili ai protagonisti di quella irripetibile stagione: Papini, Soffici, Conti, Rosai, Ginna, Marinetti, Depero, Balla, Corradini, Palazzeschi, per ricordarne soltanto alcuni. A questo importante nucleo librario si affianca una più esigua sezione comprendente pubblicazioni di varia natura: libretti d’opera, spartiti musicali, alcune bozze di stampa delle opere letterarie di Conti e l’importante raccolta dei cataloghi di mostre a partire dagli anni dieci.
La Sezione Rassegna Stampa, divisa per anni, raccoglie la documentazione a stampa sulla vita privata e artistica di Conti, a partire dalle sue prime affermazioni pubbliche (1914-’15)  fino alla morte. Si tratta per lo più di ritagli fra i quali rivestono un particolare interesse quelli raccolti dallo stesso Conti e da lui sistemati in sei album di grande formato che, nel loro insieme, costituiscono una sorta di autobiografia dell’artista tra pubblico e privato a partire dagli anni dieci fino agli anni trenta.
La Sezione Periodici raccoglie tutte le riviste che Conti ha personalmente conservato a partire dalle testate storiche del Futurismo come “Lacerba” e “L’Italia Futurista”, per approdare alla collezione di “Valori Plastici”, ad alcuni numeri della marinettiana “Poesia”, dell’ “Italia letteraria” e della “Fiera Letteraria”, attraverso esperienze inedite e particolari come quelle testimoniate dalla rivista “Il Centone” e dalla collezione della piccola rivista fiorentina “L’Enciclopedia”. Si tratta, complessivamente, di più di cinquecento testate che costituiscono un patrimonio di indiscutibile valore per documentare non solo il periodo delle Avanguardie Storiche ma pure tutta la travagliata storia del primo e secondo dopoguerra (“La voce”, “La Diana”, “Avanscoperta”, “Il regime fascista”, “Campo di Marte”, “La riviera ligure”, “La gazzetta del popolo”, “L’impero”, “Il Mondo” ecc.).
La Sezione Disegni comprende circa 200 pezzi databili tra il 1912 e il 1983, fra i quali spiccano per padronanza tecnica e compiutezza di stile, i precocissimi giornali scolastici ispirati al tema della guerra italo-turca (1912), i numerosi ritratti della moglie e del padre (1932-1934), della figlia Maria Novella (1932-1933), degli amici Corrado Pavolini e Aldo Palazzeschi (1929 e 1940) e gli intensi autoritratti (1938). Raggruppati in un nucleo a parte, i bozzetti e i figurini d’opera, circa 85 pezzi eseguiti tra il 1935 e il 1961, testimoniano la lunga e feconda attività di scenografo e costumista in colaborazione con i più prestigiosi teatri italiani: il Comunale e la Pergola di Firenze, l’Opera di Roma, la Fenice di Venezia, il Teatro di Corte a Napoli.
La Sezione Lastre e grafica raccoglie le lastre originali sulle quali sono state tirate le opere grafiche di Conti, pubblicate nel catalogo “Primo Conti, Catalogo generale della grafica”, Electa, 1991.
La Sezione Varie raccoglie materiale estremamente eterogeneo, riferibile a tipologie fra loro diversissime, che per motivi storico-archivistici non è potuto affluire nelle altre sezioni. Le Varie raccolgono, infatti, documentazione personale di Conti e della famiglia (attestati, diplomi, benemerenze); materiale a stampa (opuscoli, depliants, locandine e materiale pubblicitario in genere di mostre ed esposizioni personali e collettive); alcuni calchi del volto del maestro, una testa della moglie e altre prove scultoree riferibili a personaggi legati a Conti e alla sua famiglia, documentazione iconografica di varia natura (numerose cartoline, opere in originale o in copia inviategli da amici, conoscenti e allievi). Di questa vasta e peculiare documentazione non esiste a tutt’oggi nessun elenco e pertanto è esclusa dalla consultazione.

Gioacchino Contri

(Campagnano di Roma, 1900 – Firenze, 1982), giornalista, compie gli studi a Pisa e inizia la sua milizia pubblicistica nel primo dopoguerra collaborando alle riviste legate al fascismo al quale aderisce fin dai suoi albori. A Firenze, tra il 1925 e il 1926, è redattore di “Battaglie fasciste”, organo del fascio fiorentino e nel 1929 diviene prima redattore capo e poi, nel 1934, direttore della rivista “Il bargello”, la rivista settimanale della federazione fascista fiorentina. Come direttore aprì le pagine del giornale a giovani destinati a segnare la storia della letteratura italiana contemporanea quali Bilenchi, Pratolini e Vittorini mentre nel fascismo, nonostante l’amicizia con Pavolini che durò fino all’epilogo del regime e la vicinanza a uomini come Giuseppe Bottai, Camillo Pelizzi e Gherardo Casini, non ebbe un ruolo di particolare rilievo.

Il Fondo Gioacchino Contri si divide nelle seguenti sezioni: Corrispondenza, che raccoglie lettere indirizzate a Contri da vari mittenti, fra i quali Allodoli, Bargellini, Bilenchi, Bottai, Cardarelli, Casini, Longanesi, Maccari, Michelucci, Ojetti, Pavolini, Pellizzi, Pratolini, Ricci, Romanelli, Rosai Bruno e Ottone, Savinio, Soffici, Vallecchi, Vittorini; Manoscritti, per lo più dattiloscritti di articoli riguardanti in larga misura l’attività de “Il bargello”; Fototeca, circa 350 foto che riproducono gli amici del tempo, alcune con dedica (Ricci, Casini, Agnoletti, Pavolini), altre di costume e d’ambiente riconducibili agli anni ’30, più di un centinaio riguardanti il regime fascista e la sua storia, spesso con didascalie sul verso; Varie, fra cui si segnala un fascicolo con materiale riguardante l’attività de “Il bargello”, contenente ricevute di collaboratori, appunti, minute di Contri, bozze, relazioni e una copia de “Il bargello murale” (Firenze, a.10, n.446, 18 novembre 1941); Rassegna stampa, solo parzialmente ordinata, raccoglie numerosi ritagli, alcuni con interventi e note di Contri; Biblioteca, in corso di inventariazione, che raccoglie 1500 volumi circa afferenti alle più varie discipline: letteratura greca e latina, italiana classica e contemporanea, letteratura straniera, storia dal Medioevo alla seconda guerra mondiale, con attenzione particolare al fascismo, storia dell’arte, filosofia, pedagogia, storia delle religioni; Periodici, in corso di inventariazione, che raccoglie alcuni numeri de “Il selvaggio”, “Pegaso”, “Il frontespizio”, “La nuova antologia”, “Bianco e nero”.

Spartaco Copertini

(Parma, 1879 – Firenze, 1952), musicista e compositore, è allievo di Ildebrando Pizzetti. Nel 1911 fonda il gruppo futurista parmense e diviene amico e corrispondente di Pratella e Caravaglios, formando la prima pattuglia di musicisti futuristi. Nonostante ciò, Marinetti non ritiene opportuno farlo entrare nei ruoli ufficiali del movimento come musicista.
Nel 1914 pubblica sulla rivista fiorentina “Dissonanza” e “Tre pezzi per pianoforte”. Nel dopoguerra insegna al Conservatorio musicale di Firenze ed abbandona progressivamente ogni ricerca d’avanguardia.

Il Fondo Spartaco Copertini è costituto dalle seguenti sezioni: Corrispondenza, interamente in fotocopia, che raccoglie lettere inviate a Copertini da vari corrispondenti fra i quali Pizzetti, Dallapiccola, Frazzi, Papini, Balilla Pratella e le risposte del musicista a Frazzi, Pizzetti e Pratella; Periodici, con la raccolta di alcuni numeri della rivista “Medusa”; Biblioteca, che conserva due composizioni del musicista, “Tre pezzi per pianoforte 1910-1912” e “Poemetto n.15 op.19 violino e pianoforte 1915”.

Leo Ferrero

(Torino, 1903 - Santa Fe, New Mexico, 1933), narratore, poeta e autore di testi teatrali, nipote di Cesare Lombroso, nella seconda metà degli anni ’20 compone le sue prime opere che sfoceranno nel 1923 nella composizione del dramma in prosa “La chioma di Berenice”. Nel 1924, grazie a Pirandello e D’Amico, entrerà a far parte del Teatro dei Dieci, un gruppo di giovani drammaturghi impegnati nel rinnovamento del teatro italiano. In quest’ambito si colloca il dramma “Le campagne senza Madonna” (1924) che, rappresentato al Teatro Moderno di Roma, ottiene buone recensioni. Nello stesso anno pubblica a Milano “La palingenesi di Roma” ed avvia la sua produzione poetica che confluirà nel volume pubblicato postumo “La catena degli anni. Poesie e pensieri fra i venti e i ventinove anni” (1929). Collaboratore di “Solaria” fin dalla sua nascita, inizia alla fine del 1926  il “Diario di un privilegiato sotto il fascismo”, anch’esso pubblicato postumo. Nel 1926 si laurea a Firenze in Storia dell’Arte con una tesi su Leonardo Da Vinci che verrà pubblicata a Parigi con prefazione di Paul Valéry e poi a Torino nel 1929. Nel 1928 lascia l’Italia per Londra che gli ispirerà il saggio “Le segret da l’Angleterre”. Si trasferisce poi a Parigi in esilio volontario e qui compone il saggio “Le meditazioni sull’Italia” e il dramma “Angelica”. Nel 1931 comincia a collaborare con il New York Time Magazine e nel 1932 ottiene una borsa di studio dalla Rockfeller Foundation per l’Università di Yale. Qui scrive saggi sull’America (“Amerique, miroir grossisant de l’Europe”) e compone una serie di poemi in prosa, pensieri filosofici, appunti e riflessioni che coinfluiranno nella raccolta “Désespoirs”. Avvia anche un romanzo, “Espoirs”, il primo quadro di un futuro grande affresco sulla vita nazionale prima e dopo la guerra mondiale ma, alla vigIlia della partenza per un viaggio in Giappone, muore in un incidente automobilistico.

Il Fondo Leo Ferrero è composto da due nuclei documentali, separati e distinti, perché giunti all’Archivio della Fondazione in momenti diversi, il primo donato nel 1983, il secondo donato nel 2005.

Il primo si divide nelle seguenti sezioni: Corrispondenza, indirizzata a Ferrero e di suo pugno, che annovera numerosi e importanti mittenti quali Aleramo, Alvaro, D’Amico, Bonsanti, Cecchi, Conti, Gide, Grasset, Prezzolini, Saba, Stuparich, Venturi, Vittorini, Zavattini e, fra i destinatari, Tilgher e Valery e il drammaturgo Jean Jacques Bernard di cui è conservato il carteggio con le lettere di entrambi gli scriventi; Manoscritti, che contiene varie stesure delle opere teatrali, saggistiche, poetiche di Ferrero, numerose pagine di appunti, riflessioni, abbozzi di opere tutt’oggi inedite, i taccuini che stese dal 1921 al 1923 e le traduzioni dei testi teatrali; Ritagli Stampa, divisi in articoli di e su Leo Ferrero; Varie, che raccoglie materiale afferente alla “Società degli amici di Leo Ferrero” (conferenze, inviti, commemorazioni); Biblioteca, che raccoglie alcuni titoli di Ferrero e l’opera di Gina Lombroso “L’éclosion d’un vie”, dedicata al figlio.

Il secondo nucleo di documenti è composto per la maggior parte da dattiloscritti afferenti alla produzione teatrale e saggistica di Ferrero, corrispondenza indirizzata a lui e ai familiari, articoli, traduzioni, appunti, pagine sparse autografe e dattiloscritte, un diario diviso in 12 fascicoli datati dagli anni ‘20 fino al 1933, dattiloscritti probabilmente dopo la morte, una raccolta di ritagli stampa sulla sua opera e in commemorazione all’indomani della scomparsa, una serie di volumi che integrano la sezione Biblioteca presente nel primo nucleo documentale annoverando opere di Ferrero spesso nella duplice edizione italiana e francese, alcuni titoli di opere a lui dedicate a firma della madre e il volume di Anne Kornfeld, “La figura e l’opera di Leo Ferrero”. Questo materiale, di cui a tutt’oggi esiste un semplice inventario di consistenza, deve essere ordinato e descritto analiticamente in modo da poter procedere ad una catalogazione informatizzata complessiva che uniformerà tutta la documentazione su Ferrero posseduta dalla Fondazione.

Fondo Futurista

Il Fondo è costituito da un’importante raccolta bibliografica di circa cinquecento volumi, fra i quali numerose le prime edizioni futuriste e i cataloghi di mostre e convegni sul Futurismo. A questi volumi si affianca un’interessante rassegna stampa e materiale di varia natura, locandine, depliants, fogli pubblicitari, interamente riconducibili al clima avanguardistico primonovecentesco. Significativa la presenza di  testate del periodo futurista e più ampiamente delle avanguardie. Fra gli autori presenti, si ricordano Marinetti - Filippo Tommaso e Benedetta - Buzzi, Cangiullo, Cervelli, Chiti, Corra, D’Alba, Depero, Di Bosso, Farfa, Fillia, Folgore, Folicaldi, Ginna, Ginanni, Mazza, Meriano, Govoni, Lucini, Palazzeschi, Papini, Settimelli, Severini, Soffici; fra le testate, “Atys. Foglio d’arte e di letteratura internazionale”, “Battaglie”, “La città futurista” “Dinamo futurista”, ”Elettroni”, Il Futurismo. Rivista sintetica illustrata”, “San’Elia”, “Artecrazia”, ”L’Italia futurista”, “Lacerba”, “Il lampo futurista”, “Mediterraneo futurista”, “Modernità”, ”Noi”, “Nuovo futurismo”, “Oggi e domani”, “Poesia”, “Procellaria”, “Quartiere latino”, ”Rinascita”, “Roma futurista”, “Supremazia futurista”, “Stile futurista”, “Teatro”, “Vela latina”; fra gli studiosi presenti con i loro contributi sulle Avanguardie e sul Futurismo in particolare, si ricordano Maurizio Fagiolo dell’Arco, Luciano Caruso, Enrico Crispolti,  Corrado Marsan, Giovanni Lista, Maurizio Calvesi,  Tommaso Paloscia, Mario Verdone.

Raffaello Franchi

(Firenze, 1899 – ivi, 1949), poeta e narratore, aderisce al Futurismo tramite “Lacerba”, inviando le sue prime poesie a Papini e Palazzeschi. Nel 1916 pubblica la sua prima raccolta di prose liriche “Ruscellante (Fantasia)” a cui fa seguito nel 1917 l’antologia poetica “Incantamento”. Collabora a numerose riviste fra cui “La Raccolta”, “La Diana”, “L’Italia futurista” e nel dopoguerra si avvicina alle posizioni politiche del partito futurista collaborando a “Roma futurista” e a “L’Assalto” (Firenze, 1919), organo del fascio futurista fiorentino. Successivamente è nel gruppo dei futuristi fiorentini per poi, nel 1924, abbandonare il movimento e volgersi verso esperienze narrative riconducibili al clima di “Solaria” di cui diviene assiduo collaboratore. Nel 1942 pubblica “Istmo. Ritratti letterari”, dove rievoca la sua esperienza futurista.

Le Carte Franchi si dividono nelle seguenti sezioni: Corrispondenza, che conserva una lettera di Ferruccio Ulivi a Franchi, 10 luglio s.a.;  Disegni, che raccoglie 19 schizzi, inchiostro su carta, con didascalie; Biblioteca, che conserva due opere di Franchi, “L’equilibrista” e “Il mercante di quadri”.

Achille Lega

(Brisighella, Ravenna 1899 - Firenze, 1934), pittore e incisore, si trasferisce a Firenze nei primi anni del Novecento e opera come futurista negli anni che vanno dal 1915 al 1919. Stringe amicizia con Carrà e soprattutto con Soffici e Conti con cui comincia a sperimentare la scomposizione, deformazione e sintesi degli oggetti e della figura. Nei suoi primi disegni e acqueforti il futurismo si fonde con il cubismo per approdare negli anni venti alla sperimentazione di una pittura che si può considerare l’antesignana dell’aeropittura codificata nel 1929. Insieme a Conti fa parte del gruppo di pittori de “L’Italia futurista” e nel 1919 collabora al “Centone” di Conti e Pavolini con un gruppo di xilografie e partecipa alla Grande esposizione nazionale futurista (Milano, Genova, Firenze) con numerose opere tra cui “Ritratto (sintesi geometrica di masse)”, “Tram+luci di una strada”, “Sensazioni atmosferiche e rumori di un aeroplano”. Nel 1919, nonostante dipinga nuovi quadri futuristi, la sua ricerca avanguardistica comincia ad esaurirsi. Il ritorno dalla guerra di Soffici suo ‘maestro ideale’, determina la sua adesione al “ritorno all’ordine” che lo accomuna a quasi tutti gli altri componenti del gruppo futurista fiorentino.

Le Carte Achille Lega sono suddivise nelle seguenti sezioni: Corrispondenza, che raccoglie missive inviate all’artista riguardanti inviti a mostre, vendite, riconoscimenti, numerose condoglianze giunte alla famiglia per la morte dell’artista e una testimoninza di Soffici allegata ad una lettera del 1934; Opere di Achille lega riprodotte sul periodico “Il selvaggio”, una serie di disegni e un’acquaforte; Ritagli stampa, raccolta di articoli di Lega su mostre ed artisti contemporanei; Cataloghi con presenza di opere di Lega, serie di pubblicazioni dagli anni venti fino agli anni settanta; Biblioteca, cataloghi su Achille Lega di Raffaele De Grada e Sigfrido Bartolini; Varie, che raccoglie materiale informativo sulle mostre e manifestazioni nelle quali sono state presentate opere di Lega e “Achille Lega 1899-1934” epigrafe dettata da Giovanni Papini, acqueforti di Achille Lega, “I libretti di Mal’Aria”, 276, giugno 1980.

Moses Levy

(Tunisi, 1885 – Viareggio, 1968), pittore e incisore, giovanissimo si trasferisce in Italia, prima a Firenze, poi a Lucca dove conosce Lorenzo Viani e poi ancora a Firenze dove si iscrive all’Accademia di Belle Arti. Nel 1907 partecipa alla VII Biennale di Venezia con una tempera ed ottiene il suo primo riconoscimento. Comincia così a partecipare a numerose mostre ed esposizioni in Italia e a Tunisi, con cui rimane sempre in contatto e dove, a partire dagli anni trenta, viene riconosciuto quale “maestro” degli artisti della giovane generazione. Nel 1935 partecipa alla Biennale di Venezia e alla 2° Quadriennale di Roma e gli anni quaranta e cinquanta lo vedono protagonista di numerose esposizioni non solo in  Italia e a Tunisi ma anche in Francia, in Danimarca e in Svezia. Negli anni sessanta fissa la sua residenza definitivamente a Viareggio che gli consacra una medaglia d’oro e nel 1967 espone 16 dipinti alla mostra storica di Palazzo Strozzi a Firenze, “Arte in Italia 1915-1935”. 

Il Fondo Moses Levy è composto da 23 lastre di zinco incise da Moses Levy, appartenenti agli anni 1906-1915, che furono donate dall’artista allo scrittore Enrico Pea e da quest’ultimo pervenute al nipote Enrico Lorenzetti che le ha donate all’Archivio della Fondazione.

Antonio Marasco

(Nicastro, Catanzaro, 1896 - Firenze 1975), pittore, scenografo, promotore culturale, si trasferisce con la famiglia a Firenze dove frequenta l’Accademia di Belle Arti. Nel 1913 si avvicina agli ambienti di “Lacerba” e de “L’ Italia Futurista”, aderendo alle istanze del movimento marinettiano. Nel 1914 è invitato da Marinetti ad accompagnarlo in Russia per una serie di conferenze e là stabilisce rapporti con protagonisti dell’avanguardia cubo-futurista russa quali Malevič, Larioniov, Majakovskj. Di ritorno a Firenze conosce Boccioni, frequenta Balla e  Bragaglia e aderisce ai fasci politici futuristi. Partecipa a numerose esposizioni in Italia e all’estero e collabora alla seconda serie della rivista “Noi” inviando disegni e bozzetti scenografici. Nel 1932 fonda a Firenze i “Gruppi futuristi di iniziative”, organicamente indipendenti dalle attività del movimento futurista marinettiano da cui prende sempre più le distanze. Negli anni quaranta si volge verso il recupero della figurazione descrittiva per approdare, al termine degli anni cinquanta, ad una precoce esperienza informale. Negli anni sessanta aderisce alla dichiarazione-manifesto di “Futurismo-oggi” promossa da Enzo Benedetto e partecipa alle mostre organizzate dal gruppo.

Le carte Antonio Marasco si dividono nelle seguenti sezioni: Corrispondenza, che contiene una lettera di Marasco a Franca dell’11 aprile 1969; Rassegna Stampa, che raccoglie fotocopie di articoli su Marasco degli anni ottanta e novanta; Biblioteca, che conserva opuscoli e cataloghi di mostre personali dell’artista; Periodici, con le testate “Il letterato”, “La Rassegna”, “Il Romanzo della domenica” e “Vivere”.

Francesco Meriano

(Torino, 1896 – Kabul, 1934), poeta e narratore, abbraccia fin dalla giovinezza il credo futurista al quale aderisce formalmente con l’opera del 1916 “Equatore notturno”. Attratto da esperienze nuove e stimolanti, entra in contatto con artisti stranieri come Apollinaire, Cendras, Cončarova, Tzara e fonda con Bino Binazzi nel 1916 a Bologna la rivista “La Brigata”, testimone di una ricercata apertura nei confronti della cultura d’oltralpe. Nazionalista e interventista, entra in politica attraverso un’intensa attività giornalistica come corrispondente dalla Romagna, dove insegna e dove fonda 1919 il primo fascio di combattimento. Collaboratore del “Popolo d’Italia” (1921-1923), vice direttore de “Il Resto del Carlino” (1923), direttore insieme a Dino Grandi della Casa Editrice Imperia (1923), nel 1928 Meriano intraprende la carriera diplomatico-consolare prima a Odessa, poi a Rabat, dove fonda il quindicinale conservatore “L’Ala Italiana” (1932), poi a Spalato ed infine, come ministro plenipotenziario, a Kabul.

Il Fondo Francesco Meriano si divide nelle seguenti sezioni: Corrispondenza, che raccoglie le missive indirizzate a Meriano da più di 560 mittenti, fra cui si ricordano Marinetti, Tzara, Apollinaire, De Chirico, Carrà, Binazzi, Bontempelli, D’Annunzio, De Pisis, Aleramo, Montale, Mussolini, Negri, Novaro, Papini, Prampolini, Raimondi e numerosi altri; Corrispondenza di incerti e Corrispondenza di non identificati; Manoscritti di Bino Binazzi, composta dai 61 manoscritti che Bino Binazzi ha lasciato all’amico Meriano per motivi di stretta collaborazione.

Neri e Vieri Nannetti

(Firenze, 1890 e 1895 - ivi,1962 e 1957), artisti e scrittori, provengono da una famiglia borghese legata all’ambiente artistico e culturale fiorentino. Pronipoti del pittore Giovanni Fattori, collaborano fin dagli esordi alla rivista “L’Italia futurista” sia con parole in libertà sia con disegni e caricature. Nel 1919 partecipano con diversi disegni alla Grande esposizione nazionale futurista a Palazzo Cova a Milano, successivamente trasferita  a Genova e a Firenze. Nel 1923 Neri si associa con la Tipografia Bengaglia e dà vita allo studio di pubblicità “Creazioni Nerino” impegnandosi nella produzione di bozzetti réclame, cartelli murali, calendari, cartoline, opuscoli che conservano l’impronta futurista del loro autore, mentre Vieri, dopo la stagione futurista, abbandona il disegno per dedicarsi esclusivamente alla produzione letteraria. Collabora a “Solaria” e per le edizioni della rivista fiorentina pubblica diverse opere di narrativa e raccolte di versi.

Il Fondo Neri e Vieri Nannetti si divide nelle seguenti sezioni: Corrispondenza, una piccola raccolta di lettere a firma di Marinetti, Vieri Nannetti e Settimelli; Manoscritti di Vieri Nannetti, risalenti al biennio 1915-1916, quando al fronte, nelle pause dei combattimenti, Vieri riempie taccuini di parole in libertà che verranno in parte pubblicate su “L’Italia futurista”; Disegni di Vieri Nannetti, in parte esposti a Milano in occasione della Grande esposizione nazionale futurista; Opera pubblicitaria di Neri Nannetti; Varie e fotografie, tra cui il manifesto “Che cos’è il Futurismo. Nozioni elementari”, firmato da Marinetti, Settimelli, Carli, s.d. ma databile 1921-22; Biblioteca, una trentina di volumi, per lo più prime edizioni di romanzi futuristi, firmate da Marinetti, Russolo, Ginanni, Settimelli, Ginna, Mazza, alcune con dediche degli autori; Periodici, che raccoglie numeri vari di testate legate al Futurismo quali “Il Centone”, “Dinamo”, “L’Impero”, “L’Italia futurista”, “Poesia”, “Roma futurista”, “Lo specchio dell’ora”, “La testa di ferro”.

Emilio Notte

(Ceglie Messapico, Brindisi, 1891 – Napoli, 1982), pittore, dopo aver frequentato il ginnasio e l’Istituto di Belle Arti di Napoli, frequenta l’Accademia di Belle Arti a Firenze dove è allievo di Fattori e De Carolis. Stringe amicizia con Bino Sanminiatelli che lo introduce tra gli intellettuali che frequentano le Giubbe Rosse e il caffè Paszkowsky; conosce Soffici, Carli, Settimelli, Corra, Papini, Malaparte, Campana e diventa amico di Palazzeschi. Nel 1913 è presente alla serata futurista del Teatro Verdi. Nel 1915 aderisce al Futurismo e nel 1917 firma con Venna il manifesto “Fondamento lineare geometrico” che è pubblicato su “L’Italia Futurista”. Nel 1918 i due autori, ricollegandosi con quanto già espresso, cominciano ad abbozzare le linee di un nuovo manifesto che però non vedrà mai la luce. Nel 1918 Notte si trasferisce a Venezia dove svolge un’intensa attività sul piano della produzione pittorica e su quello relazionale. Nel 1919 partecipa alla Grande esposizione nazionale futurista di Milano, Firenze e Genova ed espone alla Galleria Ballerini presentato da Margherita Sarfatti. All’inaugurazione è presente Marinetti. Nel 1920 collabora a “Roma Futurista” e nel 1921 partecipa alla grande mostra d’arte moderna di Ginevra con il gruppo futurista. Da questa data in poi, Notte recupera posizioni classiche, pur non rifuggendo da suggestioni futuriste.

Il Fondo Emilio Notte si divide nelle seguenti sezioni: Corrispondenza, che conserva le missive indirizzate a Notte, le minute di quest’ultimo e un piccolo nucmleo di corrispondenza ad altri destinatari; tra i mittenti, si ricordano Baldessari, Bragaglia, Drei, Caligiani, Casella, Chiaromonte, Corradini, Marinetti, Nannini, Dessy, Prampolini, Settimelli, Ragghianti, Venna; Manoscritti, che raccoglie gli autografi del pittore, tra i quali di particolare rilevanza gli scritti teorici sull’arte, solo in parte confluiti nei manifesti futuristi, e una produzione poetica quasi del tutto sconosciuta; Periodici, con le testate di “Poesia”, “Roma Futurista”, “Cimento”, “Scena illustrata”, “Le arti”; Rassegna Stampa, che raccoglie gli articoli su Notte apparsi su vari quotidiani; Fototeca, divisa in fototeca personale e fototeca delle opere di Notte, molte di queste ultime mai pubblicate; Biblioteca, divisa in biblioteca privata che annovera pochi ma importanti volumi, spesso autografati dagli autori come nel caso di Palazzeschi e Ginna, e in cataloghi delle esposizioni personali e collettive alle quali Notte ha partecipato; Varie, in cui è confluito materiale disomogeneo riguardante la vita del pittore e documentazione inerente il Fondo (corrispondenza dell’ordinatrice con l’erede di Notte e vecchi elenchi di consistenza).

Giovanni Papini

(Firenze, 1881- ivi, 1956), scrittore e grande promotore culturale, è protagonista e animatore della cultura fiorentina primonovecentesca. Nel 1903 fonda con Giuseppe Prezzolini la rivista “Il Leonardo”, nello stesso anno è redattore de “Il Regno” di Enrico Corradini ed è uno dei più attivi collaboratori de “La Voce” che dirige nel 1912. Nel 1911 fonda con Giovanni Amendola la rivista “L’Anima” e nel 1913 con Ardendo Soffici “Lacerba”. Vastissima la sua produzione che spazia dal romanzo, alla poesia, alla saggistica, declinandosi nei registri più vari, lirico, psicologico, misticheggiante, satirico. Si ricordano qui solo alcune fra le sue opere: “Il tragico quotidiano” (1903), “Il crepuscolo dei filosofi” (1907), “Cento pagine di poesia” (1915), “Un uomo finito” (1913), “Storia di Cristo” (1921), “Passato remoto” (1948).

L’Archivio Giovanni Papini si divide nelle seguenti sezioni.
La sezione Corrispondenza, costituita dalle oltre 30.000 lettere indirizzate a Papini dai più di 3000 corrispondenti con cui intrattenne rapporti epistolari. Solo per citarne alcuni in ambito nazionale, Croce, Soffici, Prezzolini, Ungaretti, Amendola, Marinetti, Bargellini, De Luca, Giuliotti, Missiroli, Vallecchi, Palazzeschi, Assagioli, Vailati, Gallarati Scotti; in ambito europeo, Bergson, Apollinaire, Gide, Eliade, H. James, W. James, Schiller e numerosi altri.
La sezione Manoscritti, composta da circa 3.200 cartelle sistemate in 66 scatole che raccolgono materiale autografo manoscritto e dattiloscritto; si va dalle numerose stesure delle opere ad appunti e fogli sparsi che documentano progetti, abbozzi e lavori giovanili. Su questo ingentissimo materiale è in corso il lavoro di ordinamneto e catalogazione informatizzata.
La sezione Fototeca, costituita dalla documentazione iconografica di mezzo secolo di storia novecentesca con numerosi ritratti dei rappresentanti più autorevoli della cultura italiana e internazionale di quegli anni – Bargellini, Prezzolini, Soffici, Cardarelli, Carrà, De Robertis, Palazzeschi, Bergson, Boutroux, Daubler - e molte foto di gruppo, di familiari, conoscenti e amici. Di questo materiale esiste un inventario a schede cartacee, redatto secondo l’ordine alfabetico dei personaggi.
La Sezione Rassegna Stampa, che conserva articoli giornalistici di e su G.Papini dal 1897 al 1930.
La Sezione Varie, che raccoglie materiale iconografico quale i bozzetti per i frontespizi e le copertine di alcune opere di Papini e del “Leonardo”, un numero del 1914 della rivista “Pravda”, una copia del 1 gennaio 1914 di “Lacerba” e  alcune incisioni di Durer, Soffici, Spadini e Martini che venivano allegate ai numeri del “Leonardo”.

Corrado Pavolini

(Firenze, 1898 – Cortona, Arezzo, 1980), scrittore e critico, amico fraterno di Primo Conti che lo introduce al futurismo; insieme fondano nel 1919 la rivista “Il Centone”, organo di un futurismo popolare e toscaneggiante. Per le edizioni della rivista pubblica nello stesso anno il fascicolo “La pittura di Primo Conti”, prima monografia sul pittore. Nello stesso anno espone tavole parolibere alla Grande esposizione nazionale futurista di Milano e altre vengono declamate in occasione delle serate futuriste organizzate da Marinetti. Nel 1922 si trasferisce a Roma dove fonda la rivista letteraria “Lo spettatore” e successivamente, insieme a Conti, la rivistina satirica “L’Enciclopedia” presso le cui edizioni pubblica il volumetto “Poesie:1922”. L‘interesse continuo per le tematiche del movimento sono dimostrate dalle pubblicazioni successive: a Roma, nel 1924, esce il profilo critico-biografico “F.T.Marinetti” e a Bologna, nel 1926, il saggio “Cubismo, Futurismo, Espressionismo”. Redattore della rivista “Il Tevere” di Roma dal 1925 al 1932, collabora alla “Fiera letteraria” e all’”Italia Futurista” come critico d’arte, letterario e teatrale; contemporaneamente si dedica anche all’attività di commediografo e traduttore, abbandonando progressivamente il futurismo.

Il Fondo Corrado Pavolini è diviso nelle seguenti sezioni: Corrispondenza, che raccoglie le lettere indirizzate a Pavolini da vari corrispondenti fra i quali Alvaro, Aleramo, Bargellini, Bonsanti, Bontempelli, Campigli, Carocci, Carrà, D’Amico, De Benedetti, De Pisis, Loria, Longanesi, Montale, Ojetti, Palazzeschi, Papini, Pea, Severini, Soffici, Ungaretti, Vittorini; particolare menzione merita il vasto carteggio con Conti, interamente conservato nell’Archivio Conti per volontà dello stesso Pavolini; Manoscritti, dove sono confluite le varie stesure delle opere poetiche, teatrali, saggistiche e narrative di Pavolini, autografe e dattiloscritte; Rassegna Stampa, divisa in articoli di e su Pavolini; Pubblicazioni, materiale vario a stampa (estratti, programmi, depliant, bozze); Fototeca, che conserva soprattutto materiale iconografico relativo ai numerosi spettacoli e bozzetti teatrali con regia di Pavolini; Disegni, con riproduzioni di scenografie e planimetrie teatrali; Periodici, fra cui le testate “Augustea”, “Il Centone”, “L’Enciclopedia”, “Avanscoperta”, “Comoedia”, “Scenario”, “Lo Spettatore”, “La testa di ferro”; Biblioteca, che conserva alcune opere poetiche e saggistiche di Pavolini.

Enrico Pea

(Serravezza, Lucca, 1881 – Forte dei Marmi, 1958), poeta e prosatore, trascorre parte della giovinezza ad Alessandria d’Egitto dove conosce Ungaretti che gli fa stampare nel 1910 il suo primo libro di racconti “Fole”. Tornato in Italia si occupa di teatro con un’intensa attività di organizzatore e di impresario, riattivando la tradizione dei “maggi” toscani. Le opere più mature sono quelle della tetralogia autobiografica: “Moscardino” (1922), “Il volto santo”(1924), “Il servitore del diavolo” (1931), “Magoometto” (1942), dove rievoca su di un registro lirico-evocativo un lungo periodo della sua esistenza. Torna a forme narrative più tradizionale con “La figlioccia” (1931), “Il forestiero” (1937) e “La maremmana” (1938, premio Viareggio) mentre gli ultimi romanzi , “Solaio” (1941), “Malaria di guerra”(1947), “Zitina” (1949), “Vita in Egitto”(1949) e “Peccati in piazza”(1956), riattingono ad un realismo elegiaco legato alla materia autobiografica.

Il Fondo Enrico Pea è costituito dalle seguenti sezioni: Corrispondenza, che raccoglie le lettere indirizzate a Pea da numerosi mittenti fra i quali Baldini, Banti, Bargellini, Bellonci, Bonsanti, Betocchi, Cardarelli, Caretti, Cecchi, Cicognani, Contini, De Robertis, Falqui, Gadda, Maccari, Malaparte, Manzini, Montale, Ojetti, Papini, Pavolini, Pound, Quasimodo, Rèpaci, Svevo, Ungaretti, Viani, Vittorini; minute di Pea a vari destinatari, alcuni già presenti come mittenti (Baldini, Banti, Bargellini, Bellonci, De Robertis, Falqui, Montale, Pavolini) e lettere di mittenti vari a destinatari vari; Manoscritti, che raccoglie materiale preparatorio relativo ai romanzi e alle poesie, appunti sul teatro, bozze tipografiche e alcune poesie di autori vari inviate a Pea in qualità di giudice del premio Lerici del 1957; Rassegna Stampa, raccolta di articoli riconducibili per la maggior parte all’attività organizzativa e imprenditoriale legata la teatro; Periodici, con la testata “La Rocca” (1958); Varie, raccolta di materiale amministrativo e contabile (contratti, documenti bancari, ricevute), locandine, inviti, fogli pubblicitari e alcune canzoni in fotocopia di Icilio Sadun con parole di Pea.

Osvaldo Peruzzi

(Milano, 1907 – Livorno, 2004), pittore, aderisce negli anni trenta al futurismo, attratto dalle ricerche artistiche di Prampolini, Fillia e Munari. Si trasferisce a Livorno, dove si dedica all’attività di famiglia, una fiorente vetreria. Nel 1933 prende parte alla mostra “Omaggio futurista a Umberto Boccioni” alla galleria Pesaro di Milano, partecipa alla mostra futurista di Palazzo Ferroni a Firenze e alla prima mostra nazionale d’arte futurista di Roma. Con dieci dipinti è presente alla mostra nazionale futurista che si tiene alla Bottega d’arte di Livorno, organizzata da Marinetti, Fillia e Mino Rosso. Espone ad Amburgo nel 1934 in occasione della mostra sull’aeropittura futurista e dalla metà degli anni trenta fino ai primi anni quaranta, partecipa a tutte le Biennali e Quadriennali. Fra il 1933 e il 1935 collabora alle riviste “La città nuova” e “Stile futurista”, entrambe dirette da Fillia. Nel 1941 pubblica il manifesto “Plastica delle essenze individuali” ed espone a Milano nella sala degli aeropittori futuristi in occasione della III Mostra del Sindacato nazionale fascista di belle arti. All’attività pittorica affianca quella di grafico pubblicitario. Sotto le armi dal 1940, viene fatto prigioniero dagli angloamericani nel 1943. Al termine della guerra torna a Livorno dove continua a dipingere e ad esporre. Nel 2001 la sua opera riceve la definitiva consacrazione dalla partecipazione alla grande esposizione “Futurismo 1909 – 1944”, al Palazzo delle Esposizioni di Roma.

Il Fondo Osvaldo Peruzzi è composto da corrispondenza, manoscritti, materiale a stampa di varia natura (depliats, inviti, cataloghi, opuscoli), disegni, fototeca personale e delle opere. La documentazione è attualmente in fase di ordinamento e calogazione tranne che per i volumi della sezione Biblioteca che sono ordinati e consultabili. Si tratta di testi legati al Futurismo in tutte le sue manifestazioni, artistiche, letterarie, musicali, teoriche. Numerosi i cataloghi delle mostre di artisti futuristi; tra gli altri, Balla, Benedetta, Benedetto, Cangiullo, Dottori, Farfa, Fillia, Depero, Diulgheroff, Lotti, Marchi, Prampolini. Presenti opere di autori recenti, come Umberto Ronco, poeta futurista dell’ultima generazione e Bruno G. Sanzin, che convivono con quelle di scrittori ormai storicizzati quali F. T. Marinetti, Benedetta, Cangiullo, Fillia. La Biblioteca ospita, inoltre, testi sull’analisi della poetica del movimento, la raccolta completa in edizione anastatica dei numerosi manifesti futuristi, dal 1909 al 1944, molti cataloghi di collettive e mostre a tema quali, per ricordarne solo alcuni, il “Futurismo e la pubblicità”, “Iconografia di F. T Marinetti”, “Il Futurismo a Firenze”, a Milano, a Napoli, a La Spezia. Della Biblioteca fa parte anche una cospicua raccolta di pubblicazioni sullo stesso Peruzzi, che vanno dai cataloghi delle numerose mostre personali e collettive allestite in Italia e all’estero alle varie monografie sulla sua pittura, a partire da quella realizzata da F. T. Marinetti del 1941 fino alla più recente di Marzio Pinottini del 1981.

Bino Sanminiatelli

(Firenze, 1896 - Greve in Chianti, Firenze, 1984), scrittore e disegnatore, collabora ad appena vent’anni a “L’Italia futurista” e nel 1917 fonda con Enrico Prampolini la rivista internazionale d’arte d’avanguardia “Noi”. Nello stesso anno pubblica il suo primo libro  “Vallibella” a cui segue nel 1920 “Pecore pazze”. Recatosi a Zurigo, conosce Tristan Tzara che lo invita a scrivere sulla rivista “Dada”. All’attività letteraria a cui continua a dedicarsi, affianca quella di disegnatore partecipando a numerose Biennali, Quadriennali e mostre private. A partire dagli anni trenta pubblica molti romanzi tra cui “L’urto dei simili” (1930), “Giochi da ragazzi” (1933), “Cervo in Maremma” (1942), “Gente in famiglia” (1951), “Le proibizioni”(1954), “La vita in campagna”(1980), “Gli irregolari”(1982), “Via della micia 3”(1985, postumo). Parte integrante della sua produzione  sono i quattro volumi dei Diari. E’ stato direttore dell’”Italia che scrive” oltre che fondatore, insieme ad Andrea Maiuri, della rivista “Il Veltro”.

Il Fondo Bino Sanminiatelli si divide nelle seguenti sezioni: Corrispondenza, caratterizzata dalla presenza di mittenti accumunati dall’adesione al futurismo quali Balla, Bragaglia, De Pisis, Ginna, Marinetti, Prampolini, Viani e numerosi altri; Manoscritti che contiene un quaderno scolastico con la traduzione manoscritta di un articolo in tedesco di Peter Schifferli utilizzata da Sanminiatelli per l’articolo  “Un protagonista rievoca la “rivoluzione” dadaista. Dada ha solo vent’anni”, in “Il tempo”, Roma, 14 luglio 1983;  Ritagli Stampa, una raccolta di articoli vari sulle avanguardie, con particolare riguardo al surrealismo, dadaismo e futurismo; Biblioteca, una ricca collezione di prime edizioni di autori futuristi quali Marinetti, Ginanni, Meriano, Corra, D’Alba, Buzzi, Settimelli, Viviani, Russolo, Balla, Chiti ed altri; Periodici che raccoglie vari numeri, rilegati dall’autore, delle riviste d’avanguardia “Noi”, “Avanscoperta”, “La brigata”, “Le pagine”, “Sic”, “Dada”; Varie, che raccoglie i clichés tipografici originali di opere di Sanminiatelli e di testi utilizzati per la rivista “Noi”, un ritratto fotografico di Marinetti incorniciato, con dedica autografa, un bronzo di Prampolini che ritrae Sanminiatelli, databile 1916-17.

Emilio Settimelli

(Firenze, 1891 – Lipari, Messina, 1954), scrittore e animatore culturale prima dalle colonne della rivista, “La difesa dell’arte”, poi dalle testate da lui stesso fondate, “Il Centauro” (1913) e “La rivista” (1913). Elabora una teoria di oggettiva valutazione dell’opera d’arte pubblicata da Marinetti nel 1914 come manifesto dal titolo “Pesi, misure e prezzi del genio artistico”, firmato insieme a Bruno Ginanni Corradini. L’interesse per il teatro lo accomuna a Marinetti e numerose sono le sue “sintesi” teatrali (“Tricolore”, “Kaiseriana”, “Il Superuomo”). Nel 1915 firma con Marinetti e Corra il “Manifesto del teatro futurista sintetico” e sulle pagine de “L’Italia Fututurista”, fondata con Corra nel 1916, pubblica e firma i manifesti “La scienza futurista” e “La cinematografia futurista”, (1916). Nello stesso periodo pubblica i volumi “Avventure spirituali” (1916), “Mascherate futurista” (1917) e “Inchiesta sulla vita italiana” (1919). Nel 1918, trasferitosi a Roma, fonda con Carli e Marinetti “Roma futurista”, organo del partito politico futurista. Sempre con Carli dirige la rivista “Dinamo” (1919) e partecipa con le sue tavole parolibere alla Grande esposizione nazionale futurista di palazzo Cova a Milano. Aderisce al fascismo e nel 1921 si allontana dal movimento futurista perché in disaccordo con il fondatore. Nel 1923 dirige, sempre con Carli, “L’Impero”, quotidiano gradito a Mussolini. Le opere di questo periodo rispecchiano le sue scelte politiche: “Benito Mussolini” (1922), “Colpo di stato fascista” (1922), “Gli animatori – B.Mussolini” (1925). Il dissidio con Marinetti culmina con la scomunica dello scrittore proposta dal fondatore del movimento al congresso degli scrittori di Bologna nel 1933. Anche con Mussolini l’intesa finisce a causa della pubblicazione di opuscoli fortemente anticlericali che, insieme ad una lettera di aspra critica nei confronti dell’operato di alcuni gerarchi fascisti, costano a Settimelli cinque anni di confino.

Il Fondo Emilio Settimelli si divide nelle seguenti sezioni: Corrispondenza, che raccoglie le lettere indirizzate a Settimelli da vari mittenti fra i quali Balla, Bontempelli, Cangiullo, Buzzi, Carli, Arnaldo e Maria Ginanni, Marinetti, Nannetti Vieri e Neri, Palazzeschi, Pratella, Soffici. In particolare si segnala, per rilevanza numerica e precipuo interesse, il nucleo di missive a firma di Bruno Corra; Manoscritti, raccolta di autografi e dattiloscritti riconducibili alla stesura di varie opere (“Avventure spirituali”,  “Il codice della vita energetica” ) e a contributi sulla figura di Settimelli a firma di altri autori (Oscar Mara, Alto Cappa, Vittorio Orazi, Volt).

Leo Strozzieri

critico d’arte, nel 1984 ha donato a Primo Conti le carte da lui raccolte che contribuiscono a definire il profilo del pittore futurista Alessandro Bruschetti (Perugia, 1910-Brugherio, Milano, 1980), soprattutto attraverso i rapporti epistolari da lui intrattenuti con numerosi interlocutori del mondo dell’arte, critici, galleristi ed artisti contemporanei

Le Carte Leo Strozzieri sono suddivise nelle seguenti sezioni: Corrispondenza, che raccoglie le lettere inviate al pittore Alessandro Bruschetti da numerosi corrispondenti (Benedetto, Acquaviva, Dottori, Crali, Peruzzi, Scrivo, Benedetta Marinetti, Perrone, Tallarico), un piccolo nucleo di minute e uno di corrispondenza varia; Manoscritti, che raccoglie materiale autografo sull’iter pittorico di Bruschetti e sue considerazioni in merito all’arte in generale; Biblioteca, una raccolta di cataloghi di mostre futuriste; Varie, che contiene una pubblicazione con poesia di Leo Strozzieri.

Teatro della Pantomima Futurista

Nel 1927 Enrico Prampolini fonda a Parigi il Téatre de la Pantomime Futuriste, diretto in collaborazione con la danzatrice Maria Ricotti. Con i suoi esperimenti coreografici e mimici, portati in tournée anche in Italia, il Teatro della Pantomima Futurista rappresenta l’ultimo importante episodio di tensione avanguardistica all’interno della ricerca spettacolare futurista.  

Il Fondo Teatro della Pantomima Futurista si divide nelle seguenti sezioni: Corrispondenza, che contiene una lettera di Fillia (pseudonimo di Luigi Colombo) a G.Mazzesi, datata 5 maggio 1931; Varie, che raccoglie raro materiale a stampa, per lo più opuscoli, con l’indicazione dei programmi e del repertorio degli spettacoli rappresentati a Parigi e in Italia.; Periodici, che conserva una copia di “Sullo schermo: settimanale illustrato: cinematografo, teatro attualità”, Roma, A.1,n.1 (1-8 novembre 1927)

Ferdinando Tirinnanzi

(Firenze, 1878 – ivi, 1940), poeta e drammaturgo, giornalista e scrittore, insegna per oltre trent’anni all’Istituto Tecnico fiorentino Galilei. Amico di Enrico Corradini, fonda con lui il movimento nazionalista e partecipa attivamente alla vita culturale fiorentina frequentando salotti, circoli e il mondo della critica locale, determinante per la sua formazione. Nel 1905 inizia una collaborazione assidua e costante con  il quotidiano liberal-progressista “Fieramosca” che termina soltanto con la fine del giornale nel 1913. Nel teatro, suo precipuo interesse, debutta con una commedia “La vittoria dei vinti” (1908), alla quale seguiranno “La levata del sole” (1920), “L’elastico” (1920), poi rielaborato con il nuovo titolo “La novella della luce”, “Marta” (1924) e negli anni della maturità una tragedia “Catilina” (1936), l’unica sua opera pubblicata in vita da Vallecchi, la prima di una trilogia dedicata alla grandezza di Roma, solo parzialmente completata dalla successiva “Canossa”. “Annibale”, infatti, l’ultimo dramma della trilogia, rimane alla fase progettuale. Vastissima la sua produzione che, accanto agli scritti teatrali, annovera numerosissime pagine poetiche, prose d’arte, saggi a carattere filosofico-religioso, pensieri e riflessioni che, all’indomani della morte, dovevano essere pubblicati da Sansoni nei dieci volumi dell’opera omnia. Del complessivo progetto editoriale escono: nel 1943 il volume VII, la tragedia “Canossa,” con un’introduzione di Papini, e l’VIII, “Il narratore forse di se stesso” che accanto al racconto che titola il volume, comprende altri scritti in prosa e poesia; nel 1944 il IV volume, la tragedia “La novella della luce” a cui segue una lunga pausa che si interrompe nel 1950 con la pubblicazione delle tragedie “La levata del sole”, volume II e “Il tramonto della luna”, volume VI.

Il Fondo si divide nelle seguenti sezioni: Corrispondenza, che raccoglie le lettere di Tirinnanzi alla moglie Maria Marchioni e la corrispondenza indirizzata ai coniugi da vari mittenti; fra questi, si ricordano Allodoli, Hermet, Giuliotti, Novelli, Papini, Tilgher, Tumiati, Vallecchi; Manoscritti, che contiene autografi e dattiloscritti delle opere teatrali, saggistiche e poetiche di Tirinnanzi, unitamente a recensioni, articoli e appunti di varia natura; Rassegna Stampa, in cui sono confluiti articoli di e su Tirinnanzi, pubblicati in particolare sul “Fieramosca”; Biblioteca, che comprende le opere pubblicate di Tirinnanzi, alcuni cataloghi Sansoni e alcune opere di amici scrittori e critici; Fototeca, che raccoglie ritratti dello scrittore, della moglie e di amici, fra i quali un ritratto di Papini maturo; Varie, in cui sono confluiti i documenti personali (certificati, attestazioni, ecc.).

Valori Plastici

(Roma, 1918-1922), rivista edita sotto la direzione del pittore e collezionista Mario Broglio, si volge inizialmente alla diffusione delle idee estetiche della pittura Metafisica, con la collaborazione di De Chirico, Savinio e Carrà, per aprirsi poi alle correnti dell’Avanguardia europea pubblicando per la prima volta in Italia scritti su Chagall, Derain, Kandinsky. Arricchita da un’edizione francese, si interessa dei rapporti fra tradizione italiana e modernità europea e, a partire dal 1920, finisce con l’entrare in polemica con le tendenze d’avanguardia. In sintonia con il clima “neoclassico” allora vigente in Europa, si orienta così decisamente verso un ritorno all’ordine che esalta la cultura figurativa italiana del Trecento e del Quattrocento, considerata da un punto di vista esclusivamente formale.

Il Fondo Valori Plastici si divide nelle seguenti sezioni: Corrispondenza, che raccoglie le lettere inviate a Mario Broglio da numerosi corrispondenti e le minute di quest’ultimo in risposta a molti, se non a tutti, gli interlocutori epistolari. Tra questi, si ricorda Carrà, Cecchi, De Ridder, Longhi, Martini, Morandi, Prampolini; Manoscritti , in cui sono confluiti, accanto agli autografi di Broglio e della moglie Edita, scritti di Cecchi, De Chirico, Salmi, Fiocco, Ortolani, Longhi, Galassi; Varie, che conserva appunti, ritagli stampa, disegni sia di Broglio che della moglie; Biblioteca, che conserva tre testi delle Edizioni di Valori Plastici, due dedicate all’arte e la terza in ricordo di Edita Broglio.

Lucio Venna Landsmann

(Venezia, 1897 – Firenze, 1974) pittore, nel 1912 si trasferisce a Firenze dove frequenta lo studio di Emilio Notte ed entra in contatto con il gruppo de “L’Italia futurista”. Nonostante le posizioni critiche nei confronti dell’accettuato indirizzo spiritualista del foglio fiorentino, nel 1917 vi pubblica numerose composizioni di parole in libertà e, con Notte, il manifesto “Fondamento lineare geometrico”. Nel 1918, sempre con Notte, elabora un manifesto in sette punti, rimasto inedito, che sottoscritto da Primo Conti e Achille Lega, avrebbe dovuto creare una scissione all’interno del gruppo futurista fiorentino. Disegna le copertine per vari libri futuristi, tra cui “L’isola dei baci”, di B.Corra e F.T.Marinetti, “Un ventre di donna”, di E. Robert-Angelini e F.T.Marinetti, “Inchiesta sulla vita italiana”, di E.Settimelli, e nel 1919 partecipa alla Grande esposizione nazionale futurista di palazzo Cova a Milano e collabora con vignette a “Roma futurista”, “La testa di ferro”, “Bleu” e “Poesia”.
Ngli anni venti apre uno studio di grafica pubblicitaria e alcuni dei suoi lavori vengono pubblicati sulla rivista inglese”Commercial art”. Negli anni trenta prosegue nell’attività di cartellonista ed esegue numerose copertine per periodici. In occasione della VII Mostra d’Arte del Sindacato Interprovinciale Fascista, organizza a Firenze la Sezione Cartellonista e Grafica pubblicitaria esponendo molti suoi lavori. Dal 1937 al 1959 è direttore artistico della rivista “Scena illustrata” e dal 1958 al 1963 insegna arte applicata all’Istituto d’Arte di Firenze.

Il Fondo Lucio Venna Landsmann si divide nelle seguenti sezioni: Corrispondenza, divisa in lettere indirizzate a Venna da vari corrispondenti (Apella, Baldessari, Bargellini, Bemporad, Ginna, Gottuso, Lega, Notte, Rosai, Sassu, e numerosi altri) e minute dell’artista che contribuiscono a ricreare interi carteggi, ad esempio quello con Notte, Ginna e Apella; Manoscritti, che raccoglie gli autografi e i dattiloscritti di Venna, importante serbatoio di informazioni utili per ricostruire la biografia intellettuale e artistica di Venna e i manoscritti attribuiti ad altri, per lo più riconducibili all’attività politico-burocratica svolta dall’artista per molti anni in qualità di aderente alla Federazione Nazionale Artisti, al P.C.I., all’E.N.A.P.P.S., all’I.D.I.T.; Fototeca, divisa in foto dell’artista e foto delle sue opere; Periodici, tra cui le testate “Arte e sintesi”,  “Sestante letterario”, “La soffitta” e “Scena illustrata”; Rassegna stampa, che copre un ampio arco cronologico, dal 1917 al 1973; Biblioteca, una ricca collezione di cataloghi di mostre alle quali Venna prese parte; Disegni, fra i quali un ritratto di Venna eseguito da Raffaello Franchi, con dedica; Varie, che raccoglie materiale riguardante le numerose mostre alle quali Venna partecipò (inviti, opuscoli, regolamenti, locandine, tessere d’ingresso ecc.) e un numero rilevante di pezzi a carattere amministrativo privato e pubblico, che documentano la sua appartenenza alle associazione citate (cedolini postali, prestampati pubblicitari, fatture, bollette, tessere, ricevute).

Lorenzo Viani

(Viareggio, 1882 – Ostia, 1936), pittore e scrittore, allievo di Nomellini a Lucca, soggiorna a Parigi dal 1908 al 1909 e là matura il passaggio da un tardo realismo intriso di simbolismo ad un postimpressionismo di intonazione fauve. Anarchico, negli anni dieci esegue grandi composizioni epiche di immediata espressività. Nel dopoguerra, mentre in pittura continua  a sviluppare i temi a lui consueti,  (diseredati, marine, paesaggi apuani) poi ripresi nei murali e nei grandi dipinti del ‘35 e ’36 per la stazione di Viareggio e il Collegio IV Novembre di Ostia, Viani si impegna in un’intensa produzione letteraria (“Ceccardo”, 1922; “Giovannin senza paura”, 1924; “I Vàgeri”, 1926; “Roccatagliata”, 1928; “Angiò uomo d’acqua”, 1928; “Storie di umili titani”, 1934; “Le chiavi nel pozzo”, 1935) e giornalistica.

Il Fondo Lorenzo Viani è composto da due nuclei documentali, separati e distinti, perché giunti all’Archivio della Fondazione in momenti diversi, il primo donato nel 1982, il secondo di proprietà regionale, depositato nel 2002.

Il primo nucleo di documenti si divide nelle seguenti sezioni: Corrispondenza, che contiene lettere inviate a Lorenzo Viani da numerosi mittenti, fra i quali ricordiamo Nomellini, Ojetti, Novaro, Papini, Sarfatti, Soffici, Ungaretti, lettere di Pascoli a Plinio Nomelline ricopiate da Viani e lettere inviate ai familiari da vari mittenti; Manoscritti, che raccoglie materiale afferente ai romanzi vianeschi, editi e inediti, tra cui “Parigi”, Angiò uomo d’acqua”, “Ritorno alla patria”, poesie, alcune pubblicate postume nella raccolta “La polla nel pantano”, altre inedite, brani poetici di altri autori, fra cui Renato Fucini, diari di Viani del 1917, numerosi racconti per lo più pubblicati in volume (“I Vàgeri”, “Le chiavi nel pozzo”, “Il cipresso e la vite”, “Il nano e la statua nera”) altri inediti, alcuni quaderni dei familiari; Fototeca, una trentina di fotografie, quasi tutte ritratti dell’artista; Rassegna stampa, che contiene due articoli di Viani e alcuni articoli sulla sua opera; Sezione periodici, che raccoglie alcune testate, per lo più dell’ambito versiliese (“I Vàgeri”, “Tirrenia”, “Riviera versiliese”); Materiale a stampa, dove sono state collocate locandine, inviti, cataloghi di mostre di Viani, una copia incompleta di un poemetto in dialetto genovese di F.Muratori, “I ribelli” (1917) illustrato dall’artista e fotocopie con notizie biografiche.

Il secondo nucleo di documenti è composto per la maggior parte da manoscritti e dattiloscritti afferenti alla produzione vianesca in prosa, racconti e romanzi, molti non identificati e incompleti, alcune lettere e bozze di articoli, numerosi fogli sparsi. Questo materiale, di cui a tutt’oggi esiste un semplice inventario di consistenza, deve essere ordinato e descritto analiticamente in modo da poter procedere ad una catalogazione informatizzata complessiva che uniformerà tutta la documentazione posseduta dalla Fondazione sull’artista.